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CONSIDERAZIONI DURANTE IL DIGIUNO LA TERZA SETTIMANA - 4 -10 aprile

La settimana dal 4 al 10 aprile hanno digiunato, nessuno domenica e lunedì di Pasqua, ma poi:

Fiorella, Germana, Barbara, Michele,  Annamaria, Alda, Elena, Paola, Roberta, Paolo

  

Da Germana

Nonostante la giornata di digiuno, di mattina vado con mia figlia in centro, al mio studio, perché le ho promesso di farla giocare con i giochi che utilizzo quando lavoro, e questo sembra proprio l’unico giorno possibile…

Piove, fa decisamente freddo rispetto ai giorni passati, e pur non accusando la mancanza di cibo in mattinata, verso mezzogiorno comincio a sentirmi debole, e il freddo si fa sentire.

So che avrebbe potuto essere una giornata più lunga con mia figlia, che avremmo potuto mangiare insieme in studio e poi fare qualche altra commissione in giro, ma il digiuno impone altri ritmi, il disagio della debolezza, e del freddo, si fa sentire, e allora durante il rientro a casa penso….

Penso che le limitazioni di questa giornata, insieme a quelle che questo periodo ci sta riservando, sembrano durissime, ma sono nulla al confronto di quello che tanti al mondo soffrono quotidianamente.

Accompagno mia figlia dal padre, e poi mi sbrigo ad andare a casa, penso solo al letto, a vestirmi di più e sdraiarmi, e mi sento una privilegiata a poterlo fare, ad avere una casa calda, un letto, la possibilità di fermarmi….

L’unico pensiero ora è banale: restare umani, e non fingere di non vedere…..

 

Non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!" - Giacomo Ulivi, partigiano

Germana

 

Da Anna e Alda

 

Carissima Alda

ne approfitto per scrivere alcune considerazioni che vorrebbero essere politiche:

in realtà questa giornata mi sta molto provando e pensare che persone possono restare in queste condizioni per giorni e al freddo, è veramente terribile.

penso che dovremmo impegnarci maggiormente sulle politiche migratorie, con più efficacia e coinvolgere la società civile.

un saluto

Annamaria

 

Cara Anna,

condivido pienamente.

all’inizio questo digiuno l’ho preso con scioltezza; cosa vuoi che sia, mi dicevo, 24 ore quando tu hai fatto digiuni anche di una settimana intera?

Ma a differenza degli altri digiuni cosiddetti terapeutici questo è un’azione politica e ti fa pensare al perché lo fai e quindi è molto più pesante. Poi noi passate le 24 ore potremo rifocillarci bere qualcosa di caldo, dormire nei nostri caldi piumini.

Giungo alle tue stesse conclusioni, Fare del nostro meglio perché degli esseri viventi non siano sottoposti a questa condizione.

Poi penso che ti scriverò per continuare la staffetta. Un altro giorno più avanti.

Alda

 

 

Da Paolo

Tutto bene, grazie.

Ormai manca poco.

Il momento più difficile, è stato nel pomeriggio. Ho dovuto dire di no ad una salsiccia grigliata accompagnata da una birra moretti offertami da un gruppo di rom.

Tra un po' vado a dormire.

Paolo

 

 Da Barbara

Mai avrei creduto di riuscire a digiunare un intero giorno, h24. Per me è stata la prima volta, salvo il digiuno quando ci si sente male. E non ho neanche sofferto tanto come immaginavo, conoscendomi. Mi ha aiutato l’Idea di far parte di una iniziativa, la causa per la quale ci siamo impegnati due a due. Mi sono sentita in dovere di farcela, per il mio compagno di quel giorno, per te, per Percorsi di Pace, per il dramma umanitario alle porte dell’Europa, per non essere indifferente, perché anche la mia voce facesse eco insieme alle altre voci che cercano di squarciare il silenzio su ciò che accade, sulla doppia morale di cui purtroppo l’Europa riguardo la rotta balcanica si fa portatrice. Come possiamo difendere valori di cittadinanza, cooperazione, come possiamo farci forti di difendere con le nostre radici comuni i diritti umani se diamo a tutto questo, per comodità, una valenza territoriale, voltando le spalle e la faccia di fronte a quello che ci accade accanto, in un silenzio complice. Io voglio l’Europa dei diritti universali e dei valori per tutti, una Europa che sia capace di pretendere da chi siede nelle sue istituzioni, a ogni governo e parlamento nazionale di rispettare quei diritti umani e quei valori universali. Non si può invocare l’Europa solo per i finanziamenti. La migrazione e l’accoglienza devono essere oggetto della politica europea in nome dell’umanità, della solidarietà, della giustizia, della fratellanza. I campi di concentramento dentro e appena fuori i suoi confini sono una vergogna e il fallimento dell’idea di Europa

Barbara

 

                           

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