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una grande e quotidiana lezione di educazione civica - SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

 


"Come hai vissuto e come stai vivendo il tuo lavoro di insegnante in questa situazione di pandemia?"

Personalmente, a livello professionale sento forte, come tutti d'altronde, la preoccupazione per questi ragazzi che soprattutto in questa fascia d'età si trovano a vivere una situazione di isolamento sociale (ovviamente tutto insegna qualcosa, e questa situazione dovrebbe insegnare ad andare oltre il "proprio orticello" per un bene comune. Una grande e quotidiana lezione di educazione civica). Personalmente trovo la Dad uno strumento che limita il rapporto "umano" quotidiano e consueto (e fisico!), anche se d'altro canto consente di mantenere un legame con la scuola e questo è di primaria importanza.

Ci sono paure, timori, soddisfazioni, delusioni di cui ci vuoi parlare?

La paura primaria è quella delle ripercussioni sulla socializzazione dei ragazzi, sempre più complessa negli anni a prescindere dalla pandemia. Il riconoscimento, sapere dare un nome e gestire le emozioni mi sembra diventato sempre più "doloroso" anche, a volte.
Hai avuto aiuti dall’apparato istituzionale della scuola? E hai trovato ostacoli?

Sì, l'organizzazione tempestiva, puntuale e costante della scuola ha favorito prima l'approccio e poi un graduale e progressivo utilizzo degli strumenti digitali. Ovviamente, dico un'ovvietà, è la distanza stessa che pone dei limiti.
Quali strategie e modalità di lavoro hai messo in atto? Quali tra queste hanno avuto un'elaborazione collegiale e come?

Sto cercando, quando possibile, di variare/segmentare la lezione (i tempi di attenzione dei ragazzi sono comunque più ristretti o comunque la modalità di approccio alle discipline si sta modificando. Quest'ultimo punto potrebbe anche non essere completamente un "male".), non sempre mi riesce come mi piacerebbe. Come consigliato dal Collegio, cerco di porre attenzione anche alla valutazione formativa in itinere.
Quali sono stati il meglio e il peggio che hai visto emergere?

La collaborazione di alcuni studenti, reale e sentita (hanno compreso la situazione e sono consapevoli che tutti ce la stiamo mettendo tutta) e al contrario la necessità di maturare di altri ragazzi, non tanto come studenti ma proprio come persone e cittadini. Questo già in classe, ma la distanza credo lo abbia acuito (è più facile "nascondersi" e delegare/rimandare una partecipazione di cui purtroppo non si sente la necessità e l'importanza).
Che cosa hai notato in questa situazione e che non avevi notato prima (nella scuola, negli alunni, nei colleghi)?

Scrivo altre due ovvietà:

- la percezione che il divario tra le persone (penso agli adulti, genitori, e agli studenti) possa aumentare ancora di più; come se si "corresse" a molteplici velocità;

- la socializzazione virtuale ha dei meccanismi molto complessi, delicati, spesso controversi e non positivi; non può sostituirsi a quella reale. Esulo un attimo dalla Dad. Penso alle chat e ai social. Spesso sono i genitori stessi a dire che in chat i ragazzi si prendono delle libertà e assumono degli atteggiamenti che nella realtà non avrebbero e, quando la famiglia è attenta e sensibile al tema, magari incentiva almeno la vecchia telefonata (sembra un altro mondo!).

C'è qualcosa che hai imparato e che secondo te potrebbe essere mantenuto nella normalità?"

Nella pratica didattica un maggiore l'utilizzo della Gsuite per i lavori con la classe, anche in condivisione tra alunni. L'utilizzo di Meet a livello formativo (le regole di corretto utilizzo e la puntualità, sempre necessaria in tutte le modalità di incontro). Chi mi conosce sa che, a livello professionale, devo sicuramente migliorare approccio e utilizzo della tecnologia (nonostante le molteplici offerte formative della scuola e di altre agenzie). Riconosco che questa possa essere un'occasione per me di miglioramento di una difficoltà "tecnologica" personale e anche generazionale (conosco però coetanei più "evoluti").

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