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Cercare di vedere questa pandemia come un’opportunità di crescita - scuola secondaria di secondo grado

Come hai vissuto e come stai vivendo il tuo lavoro di insegnante in questa situazione di pandemia? Ci sono paure, timori, soddisfazioni, delusioni di cui ci vuoi parlare?

Le paure sono state e sono ancora molte in quanto ho molte classi, con 27-28 ragazzi per classe. Ogni giorno vedo circa 120 studenti e quindi la possibilità dell’esposizione ad un contagio è forte. Fino ad ottobre che eravamo in presenza e, con il tempo che non era particolarmente freddo, abbiamo sempre tenuto le finestre aperte. Nonostante ciò, contagi ci sono stati sia per docenti che per gli studenti.

Ho tratto molta soddisfazione nel vedere che anche in una situazione totalmente atipica, i ragazzi si sono adattati velocemente e hanno /stanno cercando di fare del loro meglio, come tutti noi. Le loro conoscenze di tecnologia sono chiaramente molto elevate e la maggior parte di loro cerca di vedere questa pandemia come un’opportunità di crescita.

Hai avuto aiuti dall’apparato istituzionale della scuola? E hai trovato ostacoli?

Ci sono stati colleghi che si sono subito dati da fare (sin dal 23 febbraio 2020) per aiutarci a imbastire delle “lezioni” online. All’inizio più che lezioni erano tentativi di stare insieme ed aiutare i ragazzi (e noi stessi) a cercare di capire qualcosa in più rispetto a quello che stava succedendo. Quando si è capito che la situazione era ben più grave, la scuola ha reso disponibili in comodato d’uso dei pc oppure tablet sia per docenti che per gli studenti. Anche per la DAD, iniziata a novembre 2020, ormai tutti i docenti della mia scuola avevano acquisito dimestichezza con i mezzi di tecnologia disponibili e in ogni caso ci sono state molte sessioni di formazione digitale obbligatorie nel pomeriggio che miravano ad aiutarci ulteriormente, introducendo nuovi software e modalità per cercare di fare lezione “come in aula”.

Quali strategie e modalità di lavoro hai messo in atto? Quali tra queste hanno avuto un’elaborazione collegiale e come?

La strategia che ho messo in atto in realtà è una banale: insegnando conversazione in lingua, ho pensato di creare tante stanze virtuali. In ogni lezione, una volta finita la correzione di compiti, ecc. si “partiva” con un role-play, un esercizio di problem solving oppure un dibattito. Una volta spiegata la situazione e date le istruzioni/materiale/links, ecc., ogni gruppetto di 4 persone (diverso ogni volta, così i ragazzi avevano la possibilità di interagire sempre con compagni diversi) andava nella sua stanza virtuale e cominciava l’attività. La collega con la quale sono in compresenza ed io ci dividevamo le stanze (“andavamo” in 4 stanze ciascuna) e monitoravamo il lavoro dei ragazzi. Utilizzando la funzione dell’estensione “Mute tab” potevamo sentire solo un gruppetto alla volta che era molto utile anche per la valutazione. Alla fine dell’attività ci si riuniva nella stanza “centrale” per il feedback, la correzione di errori, ecc. Per quanto riguarda i compiti, condivisione materiale ecc., ho utilizzato principalmente Google Classroom che ho trovato uno strumento veramente utile. Devo ammettere che per quanto riguarda la mia materia, ho lavorato molto meglio in DAD che in presenza: da settembre a novembre, non potendo far lavorare i ragazzi in gruppi/coppie la mia lezione era più “statica”, meno dinamica, nel senso che era più tradizionale; c’era poca collaborazione tra ragazzi perché non potevo dare a loro cose da fare che presupponevano il lavoro di gruppo.

Quali sono stati il meglio e il peggio che hai visto emergere?

Il meglio: il potere della tecnologia

Il peggio: l’intrusione della tecnologia nella vita privata di tutti, senza orari, senza giorni festivi, senza pause.

Che cosa hai notato in questa situazione e che non avevi notato prima (nella scuola, negli alunni, nei colleghi)?

Una grande coesione e volontà di lavorare e farlo bene, confrontandosi e dandosi una mano.

C’è qualcosa che hai imparato e che secondo te potrebbe essere mantenuto nella normalità?

Ho imparato ad essere più aperta e a capire quando è meglio fermarsi e riflettere; di non pensare solo al programma da svolgere ma anche ad altri aspetti, non “imparabili” dal programma, a dare (e prendersi) più tempo, ad essere più paziente ed empatica.

 

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