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Ripensare cosa proporre e come farlo - secondaria di primo grado

Come hai vissuto e come stai vivendo il tuo lavoro di insegnante in questa situazione di pandemia? Ci sono paure, timori, soddisfazioni, delusioni di cui ci vuoi parlare?

Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado e, per tale motivo, la pandemia è stata da me vissuta in questo anno solare (a cavallo tra 2 anni scolastici) con due modalità diverse: nello scorso anno scolastico il lock-down ha lasciato tutti a casa mentre nel corrente anno 20/21 la scuola ha garantito alcune misure di prevenzione e protezione in modo da consentire la didattica in presenza. L’esperienza pertanto è estremamente diversa nei due periodi.

Nel primo periodo, dopo i primi giorni di incredulità e disorientamento, ho cercato di capire come potevo raggiungere i miei alunni e continuare il lavoro didattico e relazionale con le classi. La scuola si era da tempo attrezzata con alcuni strumenti per potenziare la comunicazione docenti-alunni e docenti-docenti dotandosi della G-suite. Avevo quindi già lavorato, in modo sporadico, con tali strumenti ma la condizione di lockdown totale mi ha costretta a ripensare cosa proporre e come farlo utilizzando le tecnologie a disposizione. Ho contattato alcuni alunni e con loro ho fissato dei momenti di prova tecnica per capire cosa mi poteva servire e come strutturare le lezioni on line. La risposta dei ragazzi è stata pronta e la collaborazione che sono riusciti a dimostrarmi mi ha spronato ad essere disponibile a curvare le varie proposte a seconda delle esigenze che via via si presentavano.

  La scuola attivata quest’anno benché in presenza, si presenta molto diversa dalla scuola che è stata vissuta pre-pandemia. Il distanziamento tra i ragazzi e tra insegnante e alunni determina un diverso modo nel  far lezione. Non si riescono ad attivare quelle strategie di aiuto tra pari che risultavano vincenti per il recupero e il consolidamento degli apprendimenti e anche solo l’utilizzo della mascherina attutisce la voce rendendo le spiegazioni più difficili da ascoltare e, di conseguenza, da comprendere.

 La presenza, in diverse classi, di alunni che a causa di quarantene devono seguire le lezioni con modalità DaD   introduce inoltre una modalità di lezione ibrida con la quale si cerca di integrare interventi e coinvolgimento di alunni in presenza e alunni on line. Sicuramente il poter stare insieme permette ai ragazzi il soddisfacimento del bisogno di socializzare ma spesso essi sono così presi da tutto ciò che i contenuti delle lezioni passano in secondo piano e l’insegnante deve pensare a nuove strategie per catturare attenzione e partecipazione.

Ogni giorno è una sfida con me stessa, cerco di modulare i ritmi della lezione alternando diverse attività all’interno della singola lezione. In particolare cerco di coinvolgere tutti nel fare il ripasso dei contenuti salienti proposti durante la lezione precedente, propongo nuovi contenuti e il loro approfondimento con esercizi in classe scritti alla lavagna da me sotto la dettatura dei singoli. Introduco semplici giochi per approcciare o consolidare gli argomenti non tralasciando momenti di dialogo nella classe su argomenti che, a prima vista, appaiono del tutto estranei al lavoro didattico ma che influiscono su di esso in quanto generano timori e tensioni e, non da ultimo, l’approfondimento (che porta alla rielaborazione personale) delle notizie di attualità spesso legate alla pandemia. I ragazzi infatti riferiscono le notizie e desiderano capire come le decisioni prese a carattere generale possono influire sulla loro vita e sul loro futuro.

Hai avuto aiuti dall’apparato istituzionale della scuola? E hai trovato ostacoli?

La scuola ha cercato di rispondere subito alle nuove necessità. Ha provveduto a fornire, in comodato d’uso, computer e connessioni ad internet a docenti e ad alunni e a predisporre fasce orarie per le lezioni on line diversificate per scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. In particolare la scuola secondaria ha occupato le ore del mattino mentre scuola primaria e dell’infanzia hanno predisposto collegamenti pomeridiani e pre-serali in modo da poter permettere la presenza dei genitori per poter garantire un certo supporto tecnico alla connessione. Nel corrente anno scolastico la scuola ha predisposto tutte le misure previste per il distanziamento e per mantenere, il più possibile, una certa normalità.

Attualmente la mia scuola si trova in zona arancione scuro e quindi è stata predisposta nuovamente la didattica a distanza. Facendo tesoro dell’esperienza maturata lo scorso anno abbiamo predisposto subito l’orario di lezione DAD e il comodato d’uso di pc e chiavette per la connessione internet. La scuola quindi si è subito attivata e ha cercato di venir incontro ai bisogni di utenza e insegnanti.

 

Quali strategie e modalità di lavoro hai messo in atto? Quali tra queste hanno avuto un’elaborazione collegiale e come?

Le modalità di lavoro che ho messo in atto durante il periodo passato in dad si sono affinate man mano che le applicavo affinché potessero essere più efficaci. In particolare dedicavo la prima parte della lezione, dopo due chiacchiere informali con i ragazzi che avevano il fine di rendere il tutto più “normale” possibile, alla correzione collegiale dei compiti assegnati nella lezione precedente (il singolo compito mi veniva inviato, lo correggevo e la volta successiva rispondevo alle perplessità degli alunni). Successivamente, con l’ausilio di una lavagna, trattavo il nuovo argomento e lasciavo tempo per osservazioni e dubbi da parte dei ragazzi.   Tutta la lezione veniva registrata e, attraverso classroom, assegnavo i compiti per la lezione successiva postando il video della lezione ed eventuali altri video esplicativi sull’argomento trattato.

Il vero punto dolente della situazione è stata la correzione di compiti assegnati che, una volta elaborati, venivano inviati a me per la correzione. All’inizio i ragazzi facevano la fotografia del loro lavoro e me la inviavano ma così facendo la correzione risultava estremamente difficoltosa.  Ho quindi dedicato alcune lezioni alla spiegazione e all’avvio dell’uso dei fogli Google (fogli di calcolo, di word e grafici). In tal modo il lavoro è risultato notevolmente semplificato. Per quanto riguarda la valutazione dei contenuti appresi ho lavorato con prove su moduli Google ottenendo buoni risultati. Facendo tesoro di quest’ultima esperienza anche quest’anno e in presenza ho assegnato veloci prove on line per la verifica degli apprendimenti accompagnando gli alunni nell’aula di informatica dove potevano eseguire tale prova in una postazione pc loro assegnata.

Le modalità di lavoro messe in atto sono state per me e per i miei colleghi frutto di prove ed errori personali e quindi ognuno di noi ha elaborato strategie personali.  Attraverso alcuni collegi ci sono stati momenti di condivisione sulle modalità da utilizzare ma fondamentalmente ognuno di noi ha sperimentato e lavorato in modo del tutto indipendente dagli altri.

Le maggiori difficoltà nel rientrare in presenza nell’a.s. 20/21 sono state legate al mantenimento delle distanze nonché del lavorare con la mascherina indossata per tutto il tempo di permanenza in classe. Dopo i primi tempi in cui tutto sembrava rigidissimo e ingessato tutti ci siamo adeguati e fino ad ora solo poche classi hanno dovuto osservare brevi periodi di lavoro a casa.

 

Quali sono stati il meglio e il peggio che hai visto emergere?

Molti aspetti positivi sono emersi dal lavoro con gli alunni. I ragazzi più motivati hanno lavorato bene, si sono lasciati coinvolgere dalle novità dettate dalle diverse modalità di lezione. Si sono messe in evidenza situazioni di collaborazione, che normalmente non si attivano, specialmente tra docenti ed alunni. Tuttavia   i ragazzi più fragili hanno risentito della mancanza del contatto con compagni e docenti e hanno scarsamente frequentato le lezioni on-line . Per loro la scuola ha cercato di limitare fenomeni di dispersione contattando le famiglie e cercando di far partecipare i ragazzi ottenendo però, nell’immediato, scarsi risultati. Al rientro a scuola, in questo a.s., ho notato come alcuni di questi alunni che lo scorso anno si erano scarsamente fatti coinvolgere parevano più attenti e partecipi come se vedessero la scuola con occhi diversi e la apprezzassero di più.

Per quanto riguarda la componente insegnanti penso che il periodo di lavoro passato in DAD abbia aumentato sicuramente le competenze digitali di tutti poiché ciascuno, a modo proprio, ha superato le difficoltà aggiornandosi e applicando sul campo quanto appreso. Per contro però il lavoro è stato portato avanti in modo molto individuale e poco condiviso con i colleghi realizzando offerte formative molto diverse nelle diverse classi.

 

Che cosa hai notato in questa situazione e che non avevi notato prima (nella scuola, negli alunni, nei colleghi)?

Le situazioni che stiamo via via vivendo con declinazioni sempre diverse a seconda che ci si riferisca alla scuola del primo periodo, del secondo e di quanto continuamente viene modificato, mi hanno fatto notare che i ragazzi hanno sempre bisogno di essere guidati con sincerità verso obiettivi che devono essere ben chiari. Qualsiasi metodologia, anche di difficile applicazione, diventa efficace solo se gli alunni si sentono incoraggiati e capiscono che gli insegnanti comprendono le loro difficoltà e sono punti di riferimento nei vari cambiamenti che si susseguono. Di conseguenza docenti, dirigenti e personale amministrativo (che supporta le variazioni organizzative) devono ben definire gli obiettivi e realizzare un buon coordinamento affinché la scuola realizzi nel concreto una scuola che possa dare opportunità a tutti i ragazzi.

 

C’è qualcosa che hai imparato e che secondo te potrebbe essere mantenuto nella normalità?

Come già accennato prima l’apprezzamento della normalità da parte di alunni e docenti può solo essere rivolta positivamente nel costruire, specie in momenti non emergenziali, una scuola più amata perché vista come indispensabile luogo di arricchimento personale. Pertanto la ricerca di integrare didattica tradizionale con didattica digitale può essere vincente poiché assolve a bisogni diversi sia negli alunni sia nei docenti. La didattica in presenza (specie se varia nelle modalità di approccio e approfondimento dei vari argomenti) può essere in grado, oltre che a dare competenze disciplinari, di favorire socializzazione, ricerca di regole comuni per promuovere il benessere di tutti e per giungere ad un consapevole rispetto delle regole della convivenza civile. La didattica digitale può invece vivacizzare l’apprendimento movimentando la lezione e il lavoro personale degli alunni e, attraverso semplici test con chiavi di risposta preimpostate, si potrebbe realizzare una verifica in itinere del lavoro svolto in modo che l’insegnante abbia in tempo reale il “polso della situazione“ sull’efficacia del lavoro svolto.

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