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il diritto alla salute all'epoca del Covid-19

20.30 Casa per la pace

L’esperienza inedita della pandemia, nel nostro territorio e attorno a noi,diritto alla salute ci ha fatto capire quanto non sia negoziabile la tutela della salute della popolazione, e in particolare di quella più fragile, e ci impone precise scelte di priorità. Verificarle assieme, condividerne la direzione con chi ha la responsabilità del governo è oggi un indispensabile esercizio di democrazia.

 

Ne parliamo mercoledì 9 settembre alle 20,30 a Casa per la pace con

Massimo Bosso, sindaco di Casalecchio di Reno

Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda USL di Bologna

Raffaele Donini, assessore alla sanità della Regione Emilia-Romagna

 

 

L’incontro si terrà all’aperto, senza limiti di posti, se il tempo lo consentirà. In caso contrario all’interno della Casa per la pace, dove i posti consentiti dalle norme di sicurezza per il necessario distanziamento sono 30.

Sarà possibile seguire in diretta Facebook l’intera serata alla pagina associazione percorsi di pace

 

 

 

Il diritto alla salute è uno dei diritti fondamentali della persona ed è tutelato dalla nostra Costituzione, l’Articolo 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. A garanzia di questo diritto abbiamo il Servizio sanitario nazionale (SSN) che, fin dalla sua istituzione nel 1978, si basa sui principi di universalità, uguaglianza ed equità.

 

 

 

 

Un po’ di numeri del nostro Sistema Sanitario Nazionale

 

Sono, ad agosto, 258.000 I casi totali in Italia di Covid-19, sono i dati che il ministero della Salute pubblica pubblica nel suo sito (http://www.salute.gov.it/portale/home.html) 205.000 le guarigioni e oltre 35.000 i decessi.

Il virus, partito dalla Cina in pochi mesi ha contagiato 23 milioni di persone nel mondo e ne ha uccise più di 800 mila. Epicentro l’Europa, seguita dagli Stati Uniti. Unica prevenzione reale, finora, è il distanziamento fisico.Anche se molti paesi, fra i quali l’Italia, sono alla fase sperimentale di un vaccino. 

L’impatto sul nostro sistema sanitario nazionale è stato rovinoso, anche se le Regioni sono state colpite in modo difforme, identica è stata la reazione: per poter accogliere tutti i pazienti Covid-19 si sono fermate tutte le attività programmate (più di 12 milioni di esami diagnostici, 20 milioni di esami del sangue, 14 milioni di visite specialistiche), ricoverati solo i casi urgenti (più di 1 milione quelli saltati). Cosa succederà alle già problematiche liste di attesa? Quanti cittadini per accorciare I tempi si rivolgeranno alla sanità private?

In Italia sanità pubblica e sanità privata accreditata sono teoricamente equiparate. In realtà c’è una grossa differena: il privato sceglie le prestazioni più remunerative, mentre il pubblico si accolla tutto il resto.

“Prima dell’inizio della pandemia - pubbica dataroom di Milena Gabanelli - in Italia c’erano 5.179 posti di terapia intensiva tra pubblico e privato. Ogni anno il 48,4% dei posti sono occupati .Fino a fine febbraio, quindi, l’Italia disponeva di 8,58 posti di terapia intensiva ogni 100 mila abitanti. Otto anni fa in Italia i posti di terapia intensiva erano 12,5 ogni 100 mila abitanti contro i 29,2 della Germania e i 21,8 dell’Austria.

Una circolare del ministero della Salute del 1 marzo stabiliva che aumentassero del 50%. Al 31 marzo in terapia intensiva ci sono 4023 pazienti e 9122 posti letto Una circolare del ministero della Salute del 1 marzo stabiliva che aumentassero del 50%. Al 31 marzo in terapia intensiva ci sono 4023 pazienti e 9122 posti letto

 

 

 

Negli ultimi 10 anni il finanziamento pubblico del Ssn è aumentato regolarmente, con una media dello 0,9% all’anno, è cresciuto in termini assoluti, ma meno dell’inflazione. Per esigenze di finanza pubblica, alla Sanità sono state destinate meno risorse di quelle calcolate sul fabbisogno. D’altronde nel 2016, stando agli ultimi dati Istat disponibili, la Germania destinava alla Sanità il 165% di fondi pubblici in più di noi (con il 35% in più di abitanti), la Francia il 90% in più (con il 9,8% in più di abitanti) e la Gran Bretagna il 66% in più (con l’8% in più di abitanti). In pratica mentre noi spendevamo 1.844 euro ad abitante, la Francia ne spendeva 3.201, la Germania 3.605 e la Gran Bretagna 2.857.

 

Sono stati raccolti oltre mezzo miliardo di euro da donazioni per il Servizio sanitario nazionale, la cifra si riferisce a fine aprile.

Ora ci sarebbero disponibili per il servizio sanitario nazionale i 30 miliardi del Mes, un prestito senza interessi disponibili subito, ma i partiti non sono tutti d’accordo.

 

 

Nel 2017, secondo l’Annuario statistico, il Ssn in Italia disponeva di 1.000 istituti di cura, 51,80% pubblici e 48,20% privati accreditati, per un totale di 191 mila posti letto di degenza ordinaria. Il che voleva dire 3,6 posti letto ogni 1.000 abitanti. La media europea, secondo i dati Eurostat e Ocse, era invece di 5 ogni 1.000 abitanti.

Nel 1980 i posti per malati acuti erano 922 ogni 100.000 abitanti. Secondo dati dell’Oms in Italia, da allora al 2013 il numero di posti letto per malati acuti, si è quasi dimezzato, passando da 535 a 275 ogni 100.000 abitanti. Oggi siamo sotto Paesi come la Serbia, la Slovacchia, la Slovenia, la Bulgaria, la Grecia.”

 

Il numero totale dei medici per abitante in Italia rimane superiore alla media dell’Ue (4,0 rispetto al 3,6 per 1.000 abitanti nel 2017), ma calano i medici di famiglia e quelli che lavorano in ospedali pubblici. Abbiamo anche meno infermieri di quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale (ad eccezione della Spagna) e il loro numero è notevolmente inferiore alla media dell’Ue (5,8 infermieri per 1.000 abitanti contro gli 8,5 dell’Ue).

 

 

 

 

 

Data evento
  • 051.6198744
  • percorsidipace@libero.it
  • Via Canonici Renani, n.8
    Casalecchio di Reno (BO)
  • Orari di apertura:
    lun - ven: 17.00 - 19.00
    mar: 9.00 - 12.00