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dall’Atlantico agli Urali per un’Europa di pace

Il soggetto di questo manifesto è una linea di costa: la terra, colorata in verde, è separata dall’azzurro del mare da una striscia irregolare di schiuma bianca. Immagine che, con lodall'atlantico agli urali sguardo di oggi, evoca gli sbarchi e i percorsi dei migranti.

Il manifesto, del 1986, ha il titolo significativo “Dall’Atlantico gli Urali per un’Europa di pace” e pubblicizza il convegno organizzato dalla rivista fiorentina “Testimonianze”, fondata nel 1958 da padre Ernesto Balducci. E’, questo, il 5° Convegno di una serie annuale iniziata nel 1981 e a cui venne dato il nome “Se vuoi la pace prepara la pace”. I convegni, organizzati a Firenze ma a carattere nazionale, affrontavano temi diversi: ”Se vuoi la pace prepara la pace”(1981), “Nord-Sud / Armi e Fame”(1983), “Continenti e popoli oltre i blocchi”(1985), “La sfida delle città”(1987).

Il tema del 1986 riguardava essenzialmente l’Europa che, considerata nel suo aspetto più propriamente geografico (‘dall’Atlantico agli Urali’), comprendeva anche la Russia, di gran lunga la più estesa e popolata delle Repubbliche dell’URSS, prolungandosi, con la Siberia, fino a toccare l’Oceano Pacifico.

Dal punto di vista storico, economico e politico, la Russia che più contava (e che conta) era quella a ovest degli Urali e, quindi, l’espressione ‘dall’Atlantico agli Urali’ veniva ad assumere un significato più economico-politico che geografico.

Profetica la seconda parte del titolo del Convegno ‘per un’Europa di pace’: nel 1989, si realizzava lo straordinario accordo tra Reagan e Gorbaciov per lo smantellamento dei missili nucleari a medio raggio che, negli anni precedenti, erano stati dislocati in diversi paesi europei sia ad Est che ad Ovest. Questo storico accordo non ha prodotto purtroppo gli esiti sperati in quanto successivamente è ripresa la tensione tra Russia e USA con la conseguente corsa al riarmo, anche atomico, ed inoltre è continuata ad aumentare la spesa militare in tutto il mondo.

Nel contempo è emersa tutta la difficoltà a realizzare veri accordi sui cambiamenti climatici ed oggi ne sperimentiamo le conseguenze: desertificazioni, fame, disastri ambientali sempre più intensi e frequenti, guerre locali e conseguenti migrazioni di massa.

 

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