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La campagna per la messa al bando delle mine anti-persona

Nel 1992 fu lanciata, per iniziativa di Jody Williams, del quale abbiamo parlato da queste pagine il mese scorso, la Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (Nobel per la Pace 1997). La logica terribile di queste armi era, più che di uccidere, quella di mutilare, infliggere sofferenze protratte nel tempo, ai singoli e a tutta la società. Non solo: il loro rimanere nel terreno si traduce in terrore, minaccia, divieto. I cartelli che segnalano la loro presenza e il pericolo si trasformano in proibizione a spostarsi, coltivare, pascolare, giocare, raccogliere: proibizione a vivere!manifesto mostra anti mine

A guerra finita le mine anti-persona restano sul campo: un esercito invisibile che continua a uccidere, a ferire e a disubbidire a qualunque cessate il fuoco.

Nel 1998 entrò in vigore il Trattato ONU per la messa al bando delle mine. La Campagna chiese anche che l’ONU costituisse un fondo per lo sminamento cui, ovviamente, doveva contribuire anche l’Italia, tra i maggiori (ex) esportatori di mine.

Nel 2010 l’ONU ha esteso il bando anche alle cosiddette ‘bombe a grappolo’: vere e proprie bombe contenenti decine di piccole bombe (bomblets) che, sganciate da vari vettori (missili, aerei, elicotteri, cannoni, …) e disperse a distanza, scoppiando moltiplicano gli effetti distruttivi su persone e cose. Queste come tutte le armi di distruzione di massa distruggono la vita delle persone e impediscono, per decenni o per secoli, che in terreni inquinati possa rifiorire la vita.

Il manifesto riprodotto fa parte della mostra di ‘Emergency’ della fine degli anni ‘90,“Liberiamoci dalle mine: un contributo per uscire da un’infestazione non più controllabile” rivolta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema delle mine non ancora rimosse dai terreni (Afghanistan, Iraq, Congo, ex-Jugoslavia, …). . La foto di un bambino mostra in modo crudo una delle tante violenze provocate da questi ordigni: se la vita si salva è una vita dolorosa, indebolita, bisognosa di aiuto. In un riquadro più piccolo, in alto a destra, si vede la foto di una mina con la forma di un insetto (ragno, farfalla, …): una specie delle cosiddette mine-giocattolo, armi ancor più infide e subdole che ingannano i bambini col loro aspetto.

Per informazioni e visite al Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale – CDMPI: Casa per la Pace “La Filanda” via Canonici Renani 8. e-mail casapacefilanda.info@gmail.com; tel 051,6198744; wwwcasaperlapacelafilanda.it

 

 

(A cura del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale)

 

 

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