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Marcia nonviolenta Perugia Assisi

La Marcia per la Pace ‘Perugia-Assisi’ (1961) e la Marcia di Pasqua in Inghilterra (1958) si possono considerare le capostipiti delle marce per la pace e la nonviolenza che sono sorte in Europa a cavallo degli anni ‘50 e ‘60, come ideale prosecuzione delle due grandi marce promosse da Gandhi:

la Grande Marcia in Transvaal (Sudafrica) nel 1913 contro le discriminazioni razziali verso gli indiani e la Marcia del Sale in India nel 1930 contro il monopolio inglese nella produzione e commercio del sale.

Parte delle marce nonviolente europee si sono ripetute negli anni, con periodicità diverse, fino ai nostri giorni. Tra queste la ‘Perugia-Assisi’ che, dal 1961 ad oggi, ha avuto 18 edizioni, l’ultima delle quali nell’ottobre 2016.Marcia Perugia

La prima marcia del 1961 fu ideata da Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento e primo e maggiore interprete italiano, con Lanza del Vasto, della nonviolenza gandhiana. Scopo della Marcia era l’aggregazione di tutti coloro che credono nella nonviolenza come scelta personale e politica, “aperta all’esistenza, alla libertà e allo sviluppo di ogni essere, per una pace che sia di tutti” (Aldo Capitini).

Ad ogni marcia ‘Perugia-Assisi’ viene dato un titolo che ne caratterizza il tema e l’obiettivo: “Mille idee contro la guerra” (1978), “Contro la guerra: a ognuno di fare qualcosa” (1981), ...

Osservando il manifesto proposto si notano le parti in cui è diviso lo spazio: una striscia verticale di colore arancio e l’ampia zona blu rimanente. Il grafico che ha realizzato il manifesto ‘gioca’ accostando i due colori.

Ampie zone dello spazio sono per le scritte in cui si nota che già nel 2000 la parola ‘nonviolenza’, nella duplice forma di sostantivo e aggettivo era già da tempo coniata senza porre il trattino separatore tra il ‘non’ e ‘violenza’, come era stato proposto da Capitini. Per sottolineare come la nonviolenza non sia semplice negazione della violenza bensì un valore autonomo: “esistenza di un sistema, di una dottrina, di una scelta, di un modo di essere che copre l’intero fenomeno dell’esistenza e tutto l’arco dell’azione possibile” (Davide Melodia).

Per l’immagine è stato lasciato lo spazio più alto della zona blu: con un segno tratteggiato e delicato si vedono, come evocate, avanzare nell’aria le gambe di Gandhi in cammino, parzialmente ricoperte dalla tipica tunica indiana.

(A cura del Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale - CDMPI)

 

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