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L'evoluzione

Con questa esperienza, al di là dell’impegno dei partecipanti, si sono palesate evidenti criticità:

- risorse scarse e discontinue;

- impossibilità a “confezionare” una “cassetta” che tenga conto delle specificità dei destinatari (numero complessivo, anziani, bambini);

- alimenti per quantità e tipologia non in grado di dare risposte adeguate alle emergenze economiche stante, ad esempio, la carenza di alimenti di prima necessità;

- carattere prevalentemente, o addirittura esclusivamente, caritativo dell’intervento con un ruolo passivo del destinatario;

- bassissimo coinvolgimento del tessuto sociale del territorio.

Partendo da tali considerazioni, via via si è fatta strada la convinzione dell’esigenza di far evolvere l’attuale esperienza progettando un diverso modello organizzativo ed operativo in grado di migliorare complessivamente gli interventi.

Riflettendo sull’esigenza di superare l’operatività basata prevalentemente (o unicamente?) sull’intervento “caritativo” per far fronte con risposte il più possibile adeguate ai bisogni e alle emergenze legate alle difficoltà sociali ed economiche, abbiamo cominciato a riflettere sull’esigenza di definire una “strategia di rete solidale” che potesse essere costruita e gestita quale patrimonio socio-culturale collettivo.

Una strategia che fosse in grado di:

  • mettere in sinergia le risorse possibili così da favorire risposte complessivamente più mirate ed adeguate alle esigenze e alla complessità dei bisogni;
  • promuovere una cultura volta a dare “valore sociale” agli “scarti” (alimentari e non), con possibili ricadute sociali ed economiche;
  • favorire un contesto più dignitoso per il destinatario del sostegno sociale e, contestualmente, incentivare un suo ruolo socialmente attivo in modo da costruire, nel sostegno sociale, pratiche di “reciprocità”;
  • promuovere un maggiore coinvolgimento di tutte le componenti del tessuto sociale.